Verso la fine degli anni ‘80 il sistema Italia nel suo complesso era al massimo del suo splendore. L’Italia rappresentava nel mondo il bello, il lusso, e uno stile di vita. Stilisti come Valentino, Armani, Versace, Ferrè, Krizia tanto per citarne alcuni, erano considerati veri e propri artisti e le loro opere esposte nei musei.
L’immagine dell’Italia non era basate solamente sul lusso, era leader mondiale nella produzione di acciai speciali (Le acciaierie di Terni, la Lucchini a Brescia), di materiali compositi (Azzurra e Il Moro di Venezia impegnate nella Coppa America), una solida produzione di beni di consumo di alto livello (mobili e elettrodomestici), e un invidiabile sistema industriale, quello del Nord Est, costituito da piccoli medi imprenditori, con i famosi distretti di produzione. Sistema studiato e copiato anche in Cina. Non è un caso che laggiù ogni città si sia specializzata nella produzione di un articolo: occhiali a Wenzhou, elettronica a Shenzhen, T-shirts a Ningboo, etc.
Gli Italiani vivevano alla grande, ben al di sopra degli altri Europei. I nostri manager potevano essere orgogliosi di volare Alitalia, collegamenti con tutte le maggiori capitali del mondo facevano sentire i nostri emigranti già a casa al momento del check in, la compagnia di bandiera era fra le più amate, ottimo servizio di bordo, aerei nuovi e rinomata per la cura nella manutenzione dei mezzi.
Gli italiani si riconoscevano sempre all’estero, erano gli unici a potersi permettere scarpe marroni sotto un completo grigio fumo di Londra. Un Americano o un Inglese non avrebbe mai osato accostare grigio e marrone, colore da loro utilizzato per gli stivali da prateria. Ma noi Italiani potevamo permetterci questo e altro, indossare una giacca a quadri con pantaloni grigi per un consiglio di amministrazione. Nella City lo spezzato è impensabile, gli altri non avevano quella classe nel dna che consentisse loro di mescolare colori, il fai da te non gli era permesso. Le Americane erano sempre perfette nel loro vestito Armani, borsa e scarpe venivano sempre acquistati insieme al completo e al lavoro o a cena mai una sbavatura. Ma le avete mai viste nel tempo libero? Accostamenti di colori e stili da far rabbrividire un barbone, quando non è più il consulente della boutique a vestirle, il risultato è terrificante. Le Italiane forse sono un po’ meno eleganti al lavoro, spesso non utilizzano la gonna, ma anche con un paio di jeans e una camicetta riescono ad avere quello charme eleganza e sensualità che le Americane riescono ad avere solo nei film.
Il tenore di vita degli Italiani era ben al di sopra di Tedeschi, Francesi e Inglesi, la maggior parte degli Italiani abitava in una casa di proprietà, molte famiglie avevano acquistato addirittura una seconda casa per trascorrere le vacanze al mare, lavastoviglie e lavatrice erano elettrodomestici di uso comune, tutti i maggiorenni si recavano al lavoro con la macchina e tutto questo costituiva una anomalia se confrontato con altri paesi Europei.
Il nostro stile di vita era paragonabile a quello Americano e per certi versi superiore, considerando il numero di ore lavorative pro capite in Italia e in America. In Italia spesso lavorava solo 1 persona su 4 (famiglia tipo composta da 2 genitori e 2 figli) e le ferie erano di 30gg/anno, In America gli studenti spesso erano impegnati in lavoretti saltuari e le ferie erano di 15gg/anno.
Verso la fine degli anni ‘80 l’alto tenore di vita degli Italiani cominciava a dare fastidio a un po’ di gente: la Fiat non vendeva più auto, gli Italiani preferivano e si potevano permettere Mercedes e BMW, d’altra parte dopo il successo della Lancia Thema, il gruppo Fiat non produsse più auto degne di essere chiamate tali, ma scaldabagni a 4 ruote. Inoltre la Lira era molto forte all’epoca e anche le esportazioni verso altri paesi Europei erano in calo. L’Alfa Romeo con l’adozione della trazione anteriore e il pianale Fiat aveva perso quel fascino di auto sportiva che costituiva buona parte della clientela storica, in Italia come in Germania e in America. Le grandi aziende avevano difficoltà a reperire manodopera a basso costo, nessuno voleva fare più l’impiegato o l’operaio per pochi spiccioli, erano tempi in cui lavorare in proprio era molto più redditizio, fra tutti commercio e servizi di consulenza alle aziende.
La notevole liquidità e non permetteva alle banche di lucrare con i mutui e prestiti, attività molto più redditizie del semplice conto corrente, le case e tutti gli altri beni di consumo venivano pagati in contanti, le carte di credito erano usate solo da una elite per acquisti importanti.
Inoltre, la chiesa non vedeva di buon occhio il proliferare di Yuppies e il loro stile di vita. Ritmi frenetici, eccessiva attenzione all’ostentazione dei beni di lusso, e il poco tempo da dedicare alla famiglia erano contrari allo spirito cristiano (versione buonista). Molto più laicamente si può affermare che il pensiero sia stato dettato da un altra considerazione: un calo delle frequentazione delle chiese avrebbe comportato un calo anche nelle offerte.
Dalle considerazioni di cui sopra si evince che un abbassamento del tenore di vita degli Italiani non sarebbe dispiaciuto ai di cui sopra, considerando anche che era già stata annunciata la nascita della moneta unica e dell’Europa unita. Ciò avrebbe comportato la scomparsa di molte grandi aziende Italiane che avrebbero dovuto lottare ad armi pari con aziende Tedesche e Francesi, avendo un costo del lavoro superiore, una carenza di infrastrutture, e una burocrazia da paese … che non consentiva ampliamenti e modifiche in tempi ragionevoli per una impresa.
Verso la fine degli anni ’80 tutta la gente di cui sopra realizzò che doveva escogitare un sistema per abbassare il tenore di vita degli Italiani. La cosa non era semplice, non era pensabile abbassare il costo del lavoro senza rischiare una sommossa popolare. Grazie a un mix di fattori ( esterni ? ) nel 1992 è cominciato un processo di declino economico politico e industriale che ha portato l’Italia sul baratro. Lo slancio imprenditoriale tipico dello Yuppie Italiano veniva frenato da una caccia alle streghe che ha portato alla frammentazione e distruzione di un know-how unico al mondo. L’andare in giro su un auto di lusso o frequentare locali alla moda significava essere o un politico corrotto o un imprenditore legato al mondo delle tangenti.
Cosa è che fa andare avanti il mondo, non è forse quel desiderio di conquista, di dire ce l’ho fatta, quel senso di avidità che caratterizza ogni imprenditore e che lo porta a voler rischiare ogni giorno sempre di più per ampliare l’azienda e migliorare lo status sociale? “ Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza “ scriveva un certo Dante in tempi non sospetti. Ecco cosa distingue un uomo di successo da un “bruto”, il voler sempre qualcosa di nuovo, essere coinvolto in nuove avventure e sfide, e raccoglierne i frutti migliorando il proprio stile di vita. La dottrina Calvinista base della chiesa anglicana è stata sempre osteggiata dalla chiesa nostrana, basta vedere la fine dei maggiori scienziati e studiosi vissuti in Italia qualche anno fa: Galileo Galilei, Giordano Bruno, Leonardo da Vinci.
Tutti i dirigenti delle grandi aziende venivano inquisiti e indagati, la classe politica decimata, gli imprenditori arrestati e trattati come lebbrosi. Tutto ciò che era sopra la media doveva essere abbattuto. Raoul Gardini e Cagliari furono suicidati dal sistema e con loro se ne andò buona parte dell’industria Italiana. Politici, industriali e addirittura stilisti furono indagati per tangenti, il leitmotiv era arrestare tutti e sputtanare i loro nomi sui giornali. Non si salvò nessuno, l’impeto distruttivo colpi tutto e tutti.
La stampa fu così abile da spostare tutta l’attenzione su tangentopoli, annunciando ogni giorno nuove inchieste e arresti, e a far passare inosservate importanti e decisive operazioni economico-finanziarie sulle spalle degli Italiani. Mentre accesi dibattiti televisivi tenevano incollati gli italiani la lira veniva svalutata nei confronti delle altre valute. Gli Italiani cominciavano ad appassionarsi alle discussioni politiche e allo scambio di accuse fra i vari partiti, fra innocentisti e colpevolisti, fra chi era favorevole al “tutti dentro” e chi più realista, era sempre stato a conoscenza delle tangenti e le considerava un male necessario. Il paese di riferimento e leader in Europa era all’epoca la Germania, uno stato con una moneta forte, il marco che era utilizzato in molti paesi Europei e Asiatici in alternativa al dollaro. Un marco valeva allora meno di 500 lire, e stavamo per entrare nell’Euro, la moneta unica Europea.
Per dimezzare il tenore di vita degli Italiani, bastava dimezzare il valore della lira, e il gioco era fatto. Mentre tutti erano impegnati in sterili discussioni su tangentopoli, la lira fu svalutata e il cambio lira marco passò a quasi mille lire, il doppio. Con tale valore di cambio la lira fu cambiata con l’euro. La progressiva svalutazione della ns. moneta fu una salvezza per le aziende che operavano a livello internazionale, e accolta favorevolmente anche dai piccoli imprenditori del Nord Est che si trovavano ad essere agevolati nell’esportare i propri prodotti.
Mentre nel resto del mondo le aziende si strutturavano e si riorganizzavano per essere competitive visto l’imminente arrivo sul mercato di beni prodotti nei paesi Asiatici che avrebbero messo in seria difficoltà tutte le aziende del mondo occidentale, in Italia le aziende, vista la conquista di fette di mercato dovuta alla svalutazione della lira, ha fatto si che nessuna azienda prendesse in considerazione una ristrutturazione interna. Dopo qualche anno, non potendo più contare sull’effetto valuta, la poca produttività delle aziende Italiane è tornata a farsi sentire. Il processo di distruzione è stato ultimato 15 anni dopo, forse la situazione è sfuggita di mano e il tenore di vita è stato abbassato troppo. Tutti ora predicano un aumento dei salari e un rilancio dei consumi, ma ormai è tardi.