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La Cina e la crisi: una opportunità per l’Italia

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Tutti pensano che la crescita della Cina sia dovuta al basso costo della manodopera. Ciò in parte è vero, ma se un operaio cinese guadagna 100 euro al mese, dobbiamo pur essere consapevoli che un operaio Italiano ha una produttività notevolmente superiore, 5-10 volte dell’operaio Cinese. La forza della Cina sta soprattutto nell’aver adottato la semplicità e la flessibilità tipiche della cultura anglosassone nel fare business. Intere aree tax free per 3 anni consentono a imprenditori di aprire nuove aziende e di avviarle senza grossi costi, inoltre modificando e ampliando la struttura per meglio soddisfare le esigenze di mercato. Le banche concedono finanziamenti in base ai business plan presentati e non in base agli immobili che vengono dati in garanzia, ciò consente a chiunque di mettersi in proprio e di aprire una azienda.

Fino a qualche anno fa la produzione Cinese era per lo più di T-shirts e peluches, ora la maggior parte delle aziende si sono orientate verso prodotti tecnologicamente più complessi come auto e moto, ma senza cambiare la mentalità e politica commerciale. Abituati a trovare distributori che acquistavano container di loro prodotti senza mai curarsi del ciclo completo di un prodotto, dallo studio del marketing che in seguito a ricerche di mercato concepisce un nuovo prodotto o apporta modifiche a quelli già esistenti ascoltando i vecchi clienti, i Cinesi sono interessati solo a trovare qualcuno che gli piazza un ordine, ma moto e auto non sono T-shirts. Richiedono assistenza, garanzia, facile reperibilità dei ricambi  e cura del cliente fidelizzandolo. Mentre i Giapponesi hanno invaso l’occidente spostando i loro stabilimenti in Europa e in America per essere sul posto e stare a contatto con il cliente finale e utilizzatore dei beni, i Cinesi non sono ancora pronti per tale politiche. Un altro problema che dovranno affrontare le aziende Cinesi è la diminuzione della domanda nei paesi ricchi.

La crisi economica e la scomparsa del ceto medio nei paesi occidentali porta anche un radicale cambiamento nei prodotti acquistati. Il ceto medio non ha più i soldi per mettersi in casa prodotti inutili, elettrodomestici usa e getta, spesso più gettati che utilizzati, la cui vita si misura più con il cronometro che con il calendario. La classe agiata preferisce acquistare prodotti di marca e di buona fattura, e qui il made in Italy potrebbe rientrare in gioco, anche in Cina, dove c’è una consistente richiesta di luxury brands.

Capitolo a parte dedicato alle auto. I cinesi hanno si cominciato a fabbricare auto in grado di superare il crash test, con motori euro 4, ma oggi quanto influisce il costo di un auto sui costi di utilizzo? Bollo assicurazione, carburante, parcheggi a pagamento e multe sono le voci principali di spesa. È vero l’auto Cinese in partenza costa poco, ma voci quale trasporto, non parlo solo del trasporto marittimo, ma soprattutto di quello terrestre su bisarca, tassa di immatricolazione, spese notarili, iva sono costi che rendono l’auto Cinese poi non così conveniente come si pensa. Inoltre i motori di vecchio stampo anche se depotenziati per rientrare euro 4 consumano notevolmente di più di un moderno motore di case automobilistiche note.

Written by Editor

April 21st, 2010 at 11:49 am