Algardi Blog News

Disinformazione politically incorrect di economia, moda, tecnologia, finanza

Un ventennio da dimenticare, ma non è quello fascista

© Algardi

Nel 1992 con tangentopoli inizia il declino dell’Italia, con la trasformazione dell’economia dalla produzione industriale all’esposizione mediatica. Tutto era incentrato nel fare, nel costruire, nel primeggiare, poi improvvisamente tutti i mezzi di comunicazione sono stati presi dal narrare le gesta della “magistratura” piuttosto che i traguardi raggiunti dall’Italia nel mondo. Più importante è il personaggio chiave dell’inchiesta e più grande è il titolo dei giornali, dal politico alla velina basta fare notizia, far sentire che si esiste, in cerca di notorietà sparando inchieste su tutto e tutti pur di ottenere una prima pagina (la rivincita degli sfigati, cioè di coloro che con una laurea in legge non riuscivano a ereditare uno studio notarile).

Le aziende manifatturiere cominciano a bloccare le assunzioni e a non fare programmi di espansione a causa di un incerto futuro, e con sempre nuove incognite dovute a un possibile coinvolgimento di un fornitore o cliente in tangentopoli. Già, perchè dare una tangente a un politico era prassi comune, (era ?) poichè una legislazione contorta bloccava ogni iniziativa e chiunque volesse fare qualcosa, aveva bisogno di una corsia preferenziale per poter portare a compimento il proprio progetto.
Per qualunque cosa bisogna richiedere il placet di comune, regione, provincia, asl, vigili del fuoco, etc. ed è veramente impossibile soddisfare tutte queste richieste in tempi ragionevoli. Così spesso con un piccolo incentivo si accelerava la pratica. L’Italia si tiene tuttora in piedi solo grazie all’impegno di pochi impiegati che aiutano il cliente anche fuori orario e lo consigliano al meglio trovando soluzioni alternative all’idea originaria impraticabile, perchè va contro qualche legge.

Inizia la stagione del “fare cultura”, invece di costruire nuove infrastrutture, attappare le buche, ammodernare la raccolta della spazzatura, le amministrazioni si dedicano a organizzare concerti in piazza. Non si rischiano avvisi di garanzia e si rende felice il “popolo”. Inizia l’era dei sindaci che rimangono in carica per 2-3 turni consecutivi e tutti che elogiano il loro operato, cioè il nulla (v. rifiuti a Napoli, traffico e buche a Roma, inquinamento a Milano).

Anche il mondo del lavoro si adegua, non si creano posti di lavoro per produrre un bene, ma nascono giornali, corsi di aggiornamento, agenzie di collocamento, che sfruttano i giovani in cerca di lavoro. All’operosità dei lavoratori del nord est si sostituisce la “cultura”.
Vengono pubblicizzati corsi universitari in ingegneria e master di economia per poi impiegare tali laureati in ruoli dove all’estero vengono utilizzati periti tecnici. Fra tutti l’esperto della qualità con certificazioni ISO9000 e balle varie con il solo scopo di appesantire e rallentare i processi produttivi delle piccole aziende Italiane spesso a conduzione familiare.

Mentre i Cinesi ci copiavano i distretti industriali del Nord Est, noi buttavamo tempo e soldi ad adottare le certificazioni di qualità. Il TQM (total quality management) è una filosofia aziendale studiata dalle aziende Giapponesi quali la Toyota per ottimizzare la produzione ed evitare sprechi e tempi morti grazie alla politica del “ just in time “ che consiste nell’evitare di avere grosse scorte di magazzino e di ottimizzare l’arrivo di tutte le parti da assemblare in giornata. Tale sistema è ideale per aziende grandi, ma troppo oneroso da gestire per le aziende con non più di 3 dipendenti.

Tutto il mondo apprezza lo stile, la moda e il design made in Italy, ma a nessuno viene in mente di lanciare un corso universitario di design e di moda. Le scuole più conosciute al mondo sono a New York e in Giappone (ora anche in India). Tutto il know-how acquisito in questi anni e i segreti del mestiere si stanno perdendo per il mancato ricambio generazionale.

La crisi è finita e con essa anche molte piccole-medie aziende manifatturiere che non hanno retto il colpo. Nel 2012 inizierà la ripresa (in America), e sarà possibile sfruttare l’export per far ripartire la produzione industriale. Riusciremo a cambiare qualcosa in questi 2 anni? Altrimenti quale imprenditore investirà in un paese così lacerato, senza una guida politica, con enormi lacune infrastrutturali, e burocratizzato?

Written by Editor

April 21st, 2010 at 11:37 am